
Come ho preparato Storia Moderna in 9 giorni (e preso 29)
Preparare l'esame di Storia Moderna da non frequentante, in piena estate, avendo a disposizione poco più di una settimana. È una di quelle situazioni in cui la maggior parte degli studenti rinuncia prima ancora di cominciare, rimandando direttamente all'appello successivo (onestamente anche io lo avrei voluto fare).
Eppure, è esattamente quello che ho fatto la scorsa sessione. Non sto scrivendo questo pezzo per vantarmi di chissà quali doti innate, ma per raccontare a mente fredda come ho sezionato la mole di studio fino a ottenere un 27 allo scritto, poi tramutato in 29 all'orale.
Non c'è stata nessuna magia accademica. È stata un'operazione chirurgica di calcolo del rischio e ottimizzazione dei tempi, unita a un bel po' di pragmatismo. Ecco il metodo che ho utilizzato per sopravvivere a questa corsa contro il tempo.
Fase 1: La lettura strategica del manuale
Quando hai 9 giorni di tempo, il perfezionismo diventa il tuo peggior nemico. L'errore che vedo fare a molti colleghi è quello di iniziare a leggere il manuale sottolineando ogni singola riga per poi creare riassunti infiniti. È il modo migliore per esaurire le energie al secondo capitolo.
Il mio approccio è stato molto più aggressivo e mirato:
Lettura a volo d'uccello: Ho dato una prima lettura rapida a tutto il manuale, senza mai fermarmi a rileggere i paragrafi oscuri. Dovevo avere un'idea chiara dell'intero percorso.
Estrazione delle date: L'evidenziatore serviva a un solo, unico scopo: marcare visivamente date chiave ed eventi macroscopici. Niente concetti filosofici, solo i dati crudi.
Fissare i collegamenti: Solo nei giorni successivi sono ripassato sui capitoli. Avendo già la mappa cronologica in testa, questa volta mi sono concentrato sul capire le dinamiche di causa-effetto tra gli eventi.
Tappare le falle con i podcast e i video
Il manuale universitario, per sua natura, è spesso arido o eccessivamente prolisso. Alcuni eventi complessi rischiavano di farmi perdere ore preziose in letture frustranti.
Invece di rileggere dieci volte le pagine sulla Rivoluzione Francese o sulle differenze strutturali tra il colonialismo spagnolo e quello portoghese, ho chiuso il libro (anche perchè in quei giorni avevo altre cose da fare, quindi era necessario ottimizzare i tempi e staccare un po').
Mentre mangiavo o facevo le pause, ho ascoltato podcast (sopratutto di Barbero) e guardato video divulgativi su YouTube riguardanti quegli specifici argomenti. Trasformare la storia da un testo accademico a una narrazione visiva o uditiva mi ha aiutato enormemente a fissare i concetti senza appesantire lo studio.
La Vigilia: Il foglio degli appunti tattico
Il giorno prima dell'esame scritto è la fase critica. L'ansia ti spinge a voler rileggere tutto il manuale da capo, un errore letale che crea solo una gran confusione mentale.
Io ho applicato un metodo di fissazione molto pratico. Ho aperto un documento Word e ho letteralmente ricopiato a mano tutte le date fondamentali, i trattati e i nomi che avevo evidenziato nei giorni precedenti.
Il solo atto fisico di digitare la cronologia in ordine funge da ripasso attivo eccellente. Ho stampato tutto su un paio di fogli A4. Quello è diventato il mio unico riferimento, l'unica cosa che ho guardato nei minuti immediatamente precedenti alla consegna del badge universitario per iniziare l'esame.
Il test scritto e il bluff calcolato
L'esame scritto era un ostacolo pieno di insidie. Sapevo di dover affrontare domande a crocette, abbinamenti data-evento, ordinamenti cronologici e collegamenti tra i protagonisti.
Avere la cronologia stampata in testa grazie alla trascrizione del giorno prima mi ha permesso di completare in velocità tutta la prima parte del test chiuso. Ma la vera sfida erano le 3 domande aperte, di cui bisognava sceglierne due e argomentarle.
Qui conta la capacità di muoversi con intelligenza. Ho evitato l'argomento su cui avevo lacune e mi sono buttato sulle due che potevo collegare ai podcast ascoltati. Sviluppare un testo solido sulle differenze coloniali iberiche mi ha garantito un solido 27/30.
Questo risultato è stato ancora più soddisfacente, visto che avevo (giustamente) aspettative bassissime.
L'orale: I monografici e l'arte dell'osservazione
Passato lo scritto, il vero scoglio da non frequentante era l'orale: c'erano da portare 2 manuali completi e ben 3 libri monografici.
Qui devo essere brutalmente onesto. La mia tattica ha funzionato perché ho una velocità di lettura elevata e le informazioni mi entrano in testa molto rapidamente. Ho scelto i monografici che mi interessavano di più, li ho letti in poche ore e li ho ripassati tutti velocemente alla fine (in un giorno credo di aver finito un libro da 190 pagine se non ricordo male).
Se sapete di avere tempi di assimilazione lenti, o non avete grandi doti oratorie, non emulate questa specifica manovra o farete scena muta davanti al professore.
Il vero segreto: Studiare il terreno
L'ultimo, decisivo tassello per prendere 29 è avvenuto la mattina stessa dell'orale. Mi sono presentato in aula molte ore prima del mio turno. Non per ansia, ma per studiare il terreno.
Mi sono seduto e ho ascoltato in silenzio tutte le interrogazioni dei miei colleghi. Ho capito esattamente la logica del professore: quali argomenti ripeteva, se si fissava sulle date o se preferiva i ragionamenti ampi, e quali monografici chiedeva con più frequenza.
Quando è arrivato il mio turno, sapevo già cosa voleva sentirsi dire. L'esame si è rivelato incredibilmente più semplice del previsto.
L'ascolto degli altri esami mi è servito anche a ridurre l'ansia: sapevo già a cosa andavo incontro. Spesso infatti è proprio l'ignoto a farci paura.
Il Ponte Storico: La Guerra Lampo Accademica
Questa metodologia di studio ricalca in modo impressionante il concetto militare della Blitzkrieg, la Guerra Lampo applicata dalla Wehrmacht all'inizio della Seconda Guerra Mondiale.
La dottrina della Guerra Lampo nasceva proprio da una debolezza: la Germania non aveva le risorse per sostenere una lunga guerra di logoramento (esattamente come io non avevo i mesi necessari per uno studio tradizionale).
La soluzione fu bypassare i punti forti del nemico, sfondare in settori molto limitati e seminare il caos nelle retrovie. Studiare in 9 giorni significa proprio questo: ignorare i dettagli minori su cui i perfezionisti si impantanano e colpire solo i centri di gravità del programma a una velocità tale da superare l'ostacolo prima di esaurire le proprie energie mentali.
La prossima volta che vi trovate a ridosso di una scadenza apparentemente impossibile, accettate la mancanza di tempo. Ottimizzate lo sforzo, chiudete il manuale quando serve e andate in aula ad ascoltare le interrogazioni degli altri. Un'informazione carpita mezz'ora prima dell'esame vale spesso quanto due giorni di studio chiuso in camera.







